Prigione

LA GIOIA PERFETTA: CUORE DELLA PREGHIERA

 15/01/2026
 Notizie

La gioia perfetta: cuore della preghiera

José MariaLa stanza è fresca, persino fredda, nonostante il caldo esterno. I posters alle pareti ripetono come un ritornello: "Se gli portate della droga, la prossima visita sarà al cimitero". Siamo chiusi tra due spesse porte di vetro, in attesa che il funzionario venga a scortarci lungo il corridoio che porta a un cortile e da lì alla sala visite con le cabine. Una lunga attesa per un breve incontro di 45 minuti con una lastra di vetro a separarci. Botafuego è il nome della prigione.

L'atmosfera è piuttosto suggestiva: per lo più donne (madri, mogli, fidanzate), bambini che corrono e giocano in uno spazio che è loro e dove non si sentono fuori posto. Questo gruppo si incontra quasi ogni settimana, e ciò che colpisce è la fiducia che hanno nel parlare delle cose più personali; almeno per me, che sono piuttosto serio e riservato. Percorrendo il lungo corridoio che portava alle celle, ho pensato alle parole di Gesù: "Venite, benedetti del Padre mio; ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché... ero in carcere e mi avete visitato" (Matteo 25,36).

Beati dal Padre mio! Anche se sembra che non lo sappiano e non possano nemmeno immaginarlo. Sembrano più preoccupati, angosciati, sopraffatti che "beati".

 

Di ritorno a casa, sull'autobus notturno, il viaggio dura tre ore, anche se la distanza è di soli 120 chilometri. Ci sono fermate, passeggeri che salgono e scendono. Il silenzio regna ed è propizio alla riflessione.

È da un po' che rifletto su come Matteo inizia il Discorso della Montagna (Matteo 5,2ss). Ho letto un commento molto tempo fa; non ricordo dove o chi l'abbia scritto, ma mi è tornato spesso in mente.

"Vedendo le folle, Gesù salì sul monte e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi  discepoli. Prendendo, allora la parola li ammaestrava dicendo..."

Vedere la folla, salire, sedersi, avvicinarsi a loro, prendere la parola e insegnare... questi sono i verbi in Matteo che iniziano l'insegnamento di Gesù. Sembra seguire lo schema dell'insegnamento dei rabbini: salire sul monte (il luogo della rivelazione), sedersi (sulla cattedra di Mosè), chiamare a raccolta i discepoli, prendere la parola e insegnare.

Iniziò a insegnare loro in questo modo: Vedete queste persone, questa folla di "sconosciuti", di persone insignificanti, che portano con sé i loro dolori, le loro aspettative, le loro speranze, le loro sofferenze, le loro gioie... che mi seguono perché, non so se credono in me, ma sentono che sto dicendo qualcosa di nuovo, con l'autorità di Dio. Li vedete? Davvero? Li vedete aldilà del pensiero che siano un problema (mandali a casa... non abbiamo niente da sfamare, si sta facendo tardi, siamo in un luogo deserto, ci intralciano, ci interrompono)? Li vedete? Li vedete davvero?

Ebbene, costoro che attendono, pronti ad ascoltare, queste persone, che forse disprezzate, sono BENEDETTI perché sono poveri, sono miti, piangono, sono stati spogliati di tutto, hanno fame e sete di giustizia, sono misericordiosi, sono puri di cuore, sono operatori di pace, sono perseguitati... sono BENEDETTI perché VEDRANNO DIO.

SARANNO CHIAMATI FIGLI E FIGLIE DI DIO, PERCHÉ IL REGNO DEI CIELI APPARTIENE A LORO... anche se non lo sanno.

Li vedete ora? Riuscite a guardarli con gli occhi del cuore? Li guardate con i miei occhi? Sapete che se li guardate in questo modo, se vi schierate dalla loro parte, come ho fatto io, sarete insultati, calunniati, perseguitati, assassinati, nel corso della storia?

Beati, benedetti, felici... È uno scherzo? Mentre perdiamo la gioia per le inezie che la vita ci riserva. Vediamo se ho capito bene: le donne in coda per visitare i loro cari in prigione, i poveri, i miti, coloro che piangono, i diseredati, coloro che hanno fame e sete di giustizia, i pacifici, i perseguitati... sono questi i beati, i felici, i benedetti?

I nostri occhi e i nostri cuori sono pieni di immagini terribili che ci rattristano: i bambini di Gaza, le scene delle tante guerre che ci devastano, le situazioni di emarginazione e povertà nei nostri quartieri.

Felici, beati, benedetti!

Paradossi del Vangelo che mi sconcertano, che mi lasciano incerto su cosa pensare.

Spesso mi sento triste, svuotato, scoraggiato... deluso da me stesso, dalla mia comunità, dalla Chiesa.

Molto tempo fa, ho letto un articolo di Evaristo Villar e ho annotato un pensiero che mi ha colpito (non ricordo più quale articolo fosse, né dove fosse stato pubblicato). In questo articolo affermava:

"Può sembrare cinico e persino crudele incoraggiare la gioia, con tutto ciò che ci sta accadendo. Eppure la gioia è un atteggiamento a cui, nel Nuovo Testamento, siamo specificamente invitati nei momenti difficili, concretamente durante la persecuzione. In questo modo, riproduciamo questa situazione tesa, paradossale, bipolare in cui la gioia, come l'alba che vola dallo spazio alla notte, o la Pasqua che rifiorisce dalla croce, la gioia alla fine trionfa sulle tenebre e le ombre, sulla disillusione e sulla tristezza, sul dolore e sulla morte". "La gioia della condizione cristiana può essere posseduta solo in un'alternanza paradossale con tristezza, prova e angoscia, ed è proprio allora che mostra tutta la sua forza" (Dizionario Teologico del Nuovo Testamento).

Quando tutto sembra essere fallito, quando la speranza e l'amore sono stati deposti nel sepolcro, quando le donne si avvicinano per consolare i loro cuori e piangere per la loro perdita, è allora che possono sperimentare Gesù risorto e sentire: "Non abbiate paura". Allora, "abbandonato in fretta il sepolcro con tremore di gioia, corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro e le salutò dicendo: "Rallegratevi!"" (Mt 28,9). C'era anche la paura dei discepoli, chiusi dentro, terrorizzati, con le porte ben sbarrate. E in mezzo a questa paura, Gesù appare e dice: "Pace a voi!". E, riconoscendo il Signore, "i discepoli gioirono al vedere il Signore". Ci sono anche le paure che abitano dentro di me e il desiderio profondo e radicato che sia Gesù ad apparire in mezzo a noi e a dirmi: "Pace!". Che la sua gioia dimori in me, che spezzi le mie abitudini, la mia indifferenza, la mia mediocrità, la mia tiepidezza…

“Si avvicinarono e lo adorarono, abbracciandogli i piedi. Gesù disse loro: «Non abbiate paura; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea; là mi vedranno»” (Mt 28,10).

“Andate in Galilea”, mi dici che sarai lì, ed è lì che ti cercherò, e forse, mi lascerai incontrarti…

Ti cercherò tra coloro ai quali il Padre vostro ha rivelato i segreti del regno; ti cercherò tra coloro che avete chiamato beati, benedetti, felici; ti cercherò seduto (come un mendicante) lungo il bordo della strada, sperando che tu passi; ti cercherò scrutando attentamente le strade e le piazze del mio quartiere; ti cercherò ai crocevia dove ci chiami e ci inviti a questo banchetto di fraternità dove "gli ultimi sono i primi", ti cercherò con i miei fratelli e sorelle, e insieme celebreremo la tua memoria e la tua presenza che ci nutre.

Ti cercherò perché solo tu sei la fonte della mia gioia. Questa gioia, compatibile con la sofferenza, il dolore e il Mistero Pasquale... che tu mi offri.

Un'esperienza pasquale a cui mi inviti condividendo "i desideri e le speranze dell'umanità", accogliendo le loro domande per illuminarle con la luce del Vangelo. Perché mi chiami a vivere “tutta la precarietà del provvisorio e tutta la bellezza dell'assoluto nella vita ordinaria, nelle strade dove camminano gli uomini, dove più forte è la fatica e il dolore, dove i diritti sono disattesi, dove la guerra divide i popoli, dove viene negata la dignità. È lì, come Gesù ci ha mostrato, che Dio continua a farci dono della sua salvezza. E tu sei lì in mezzo, sei chiamato ad essere lì, per testimoniare la bontà e la tenerezza di Dio attraverso i quotidiani gesti dell'amore.” (Papa Francesco, Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari, agosto 2022).

Testimoni di Salvezza, testimoni di Bontà e Tenerezza… fonti di gioia senza fine… Dono, Grazia, Progetto di Vita:

Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia. In quel giorno non mi domanderete più nulla. In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.  Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.”. Gv 16,22-24

Pregate a partire della gioia perfetta…