Claudio Margaria

Lo stile di Nazareth

 10/08/2026
 Bollettini

Gesù a Nazareth. Condizione importante e necessaria per l’annuncio del vangelo.

(Evangelizzare secondo lo stile di Nazareth)

 

Una parola sul significato dell’evangelizzare.

Evangelizzare: rendere vangelo il luogo in cui sei, far si che proprio quel luogo sia “buona notizia” (li mandò davanti a lui nei luoghi in cui sarebbe andato); ma anche scoprire che quel luogo è “vangelo”, quel luogo è lo spazio concreto della buona notizia per te.

Gesù faceva questo attraverso la sua vita: il suo arrivo rendeva vangelo quel luogo, lo rendeva bello, lo trasformava, ma anche Gesù vedeva vangelo nei luoghi in cui si trovava. Sarebbero due aspetti da tenere sempre insieme e da indagare. Forse per questo le storie scritte su Gesù sono state chiamate vangeli. Dove passava si respirava la bellezza dell’arrivo di una buona notizia, era sempre per qualcuno buona notizia: le guarigioni, le parole che fanno bene al cuore, il gusto dell’amicizia etc. Ma anche sono tanti i luoghi in cui Gesù scopre buone notizie cioè qualcosa che fa assaporare la vita: la scoperta della fede delle persone (il soldato romano che chiede aiuto per il suo servo), un gesto ricevuto come amicizia (Zaccheo), ma anche tanti luoghi dell’umano che lui coglie come ricordo di Dio, vangelo (le tentazioni, la meraviglia dello scorrere dei ritmi della natura).

L’evangelizzazione iniziale mantiene da subito questo stile di Gesù e gli Atti ne sono una narrazione meravigliosa. L’evangelizzazione è innanzitutto imparare e narrare quello stile e da quello stile succede che si possa credere a Gesù come il Cristo, colui che aspettavamo per la vita.

 

Se quest’idea di evangelizzazione sta a sottofondo della vita di Gesù provo a leggere il tempo di Nazareth secondo due registri che mi sembrano mantenere correttamente il senso della narrazione, peraltro breve, su questo lungo tempo della sua vita.

- Nazareth è il rapporto alla propria famiglia e al senso di appartenere a una famiglia per vivere. Noi abbiamo il segno, per sempre, delle nostre famiglie.

- Nazareth è la scelta di uno stile di clima famigliare. La “vostra” scelta di vita.

 

Nazaret: trovarsi, scegliere e partire

- Gesù si trova a vivere grazie all’incontro di un dono di Dio – lo Spirito che dà vita – e una libertà umana che lo accoglie, quella di Maria.

È ciò che Gesù ha respirato per i primi anni di vita, almeno fino a quando la comprensione della vita gli ha aperto orizzonti diversi. È così fino a quando non scopri che la tua vita è anche nelle tue mani cioè quando puoi dar forma attraverso la tua libertà al modo di stare nel mondo.

Questo aspetto è molto chiaro nel vangelo di Luca in cui i capitoli 1 e 2 sono costruiti proprio sottolineando questo aspetto nei personaggi che li compongono. Il lettore sa da subito che colui che nasce viene da Dio – non è detto molto di più – ma sa anche che è frutto dell’incontro con una libertà che quella vita l’accoglie, la libertà di Maria. Dio, in questo senso, non evita il passaggio del rischio della libertà e ci ricorda che ogni vita è segnata dal modo con cui le libertà che incontra si mettono in gioco.

Sarebbe molto bello leggere come anche in Matteo questo aspetto risulta essere centrale. La vita di Gesù, per esempio, deve molto al modo con cui Giuseppe gioca la sua libertà. E quello che lì è detto dovrebbe essere ricordato pensando al tempo di Gesù a Nazaret.

* La vita di ognuno di noi in fondo è la stessa cosa: l’incontro tra un dono di Dio e le nostre libertà che lo accolgono.

* Dovremmo poter leggere e rileggere la nostra vita familiare in questo modo. Forse anche rappacificandoci con gli aspetti più feriti della nostra storia.

* Non si potrebbe pensare la vita delle nostre case, delle nostre fraternità in questo modo? Dio sta in queste realtà come dono che le fa nascere, incontrando il modo con cui la nostra libertà lo accoglie. Ognuno di noi è un pezzo di questa fraternità che è la nostra vita.

 

- Nazareth è accogliere la vita per quello che è nella sua parte “passiva”.

La vita la prendi come viene.

Impari la vita da ciò che non hai scelto ma che trovi e che ti viene incontro. In fondo è l’aspetto del consegnarsi alla vita, il luogo più ordinario della fede, del dar fiducia all’altro e a Dio.

Colui che sappiamo essere “da Dio” – Gesù – e che grazie alla sua vita sarà riconosciuto Figlio di Dio o l’umanità di Dio, non si sottrae alle dinamiche umane che cominciano col dar fiducia, con l’affidarsi, con piccoli atti di fede che permettono la crescita.

Quella casa, come ogni casa, è il luogo ordinario della fede, del dar fiducia. Addirittura, la forma della fede casalinga è permettere che la presenza dell’altro, il suo carattere e il suo modo di fare, mi condizioni, mi plasmi, mi dia forma. Gesù porta per sempre i segni, la forma di coloro con cui ha condiviso la vita. (Di persone sposate diciamo addirittura che “gli ha cambiato il carattere”).  

È gesto di fiducia condividere la casa, di fiducia all’altro e di fiducia a Dio perché è vedere in coloro con cui condividi, qualcuno a cui dar fiducia e da cui attingere. Spesso è gesto di fede soprattutto perché le persone con cui ci troviamo a vivere non le abbiamo direttamente scelte.

Gesù si trova quei genitori, quella famiglia, quei vicini di casa, quella situazione storica e in tutto ciò esprime fiducia, da tutto questo sarà segnato per sempre, in questo spazio dirà anche la sua originalità. (Originalità che non tarda a emergere nel villaggio e che scoppierà quando lascia Nazaret con tutti i problemi e le meraviglie che questo comporta)

In questo contesto Nazareth è respirare e non perdere il bene ricevuto. Potremmo rileggere la vita di Gesù cercando in essa i segni di ciò che ci è detto delle persone che han fatto la sua vita. Noi abbiamo la narrazione di persone che il narratore ha ritenuto fondamentali per la sua vita. Dove vediamo in Gesù ciò che ha ricevuto da Maria, da Giuseppe, dai pastori, da Elisabetta, da Simeone e Anna etc. Gesù porta quei segni e li fa suoi come ogni uomo.

Cercare questo nella Parola ci può aiutare a ritrovare la stessa cosa nella nostra storia e nella nostra storia di fraternità. Noi siamo il bene che abbiamo respirato in modo molto più forte del male e delle ferite che abbiamo ricevuto. Gesù riconosce se stesso attraverso i riconoscimenti che riceve nella vita, questo lo introduce alla sua originalità. Il primo atto da adulto – il battesimo da Giovanni – si concluderà proprio con un riconoscimento e una parola di tenerezza da parte del Padre.

Questo è uno degli aspetti più ordinari e più complicati della vita.

* Quanto sono rappacificato con ciò che la vita mi ha offerto?

* Quali le cose della vita comune più difficili da accettare con fiducia?

* In cosa la vita comune in fraternità penso mi abbia dato forma?

* Quale il bene ricevuto dalle persone che fanno la mia casa adesso?

 

- Nazareth è stare nel presente, anche quando hai intuito radicalmente ciò che è la tua vita. Luca 2,41-52 (Dopo Gerusalemme al tempio il ritorno a Nazareth)

Luca ci offre un quadro del passaggio di Gesù dalla vita di un bimbo a quella di un uomo che comincia a comprendere le possibilità che la vita gli offre e che sente come sue. Un brano molto indicativo per il tema che cerchiamo di indagare cioè come quella vita è fondamentale per l’evangelizzazione. Un brano di grande movimento, sono proprio i movimenti che ci dicono il cuore di ciò che sta succedendo. C’è un perdersi e un ritrovarsi: si perde Gesù, si perdono Maria e Giuseppe che non solo non sanno dove sia il loro figlio, ma neanche sanno dove possono cercarlo. Il movimento fondamentale di quelle vite è molto semplice: fare passi indietro. Lo fanno Maria e Giuseppe per reincontrarsi e per trovare Gesù, lo fa Gesù che torna a Nazaret quando sarebbe stato molto più logico si fosse fermato a Gerusalemme. C’è un far la volontà del Padre in tutti quei passi indietro e c’è un far la volontà del Padre nell’attendere dei tempi lunghi, nel presente.

L’incontro tra generazioni è possibile quando c’è la disponibilità di riconoscere distanziamenti avvenuti e il coraggio di far passi indietro da parte di tutti. Questo brano dice anche la capacità di Gesù di declinare in forme “ripensate” le intuizioni, le evidenze della propria originalità. Impara il significato del fare la volontà del Padre, tornando in quella casa e attendendo i tempi giusti.

Gesù è evangelizzato da quel tempo e lo evangelizza abitandolo.

Credo sia un brano che dice molto sullo stile di Nazaret e sullo stile possibile per le nostre comunità.

* Quando ci si accorge di percorrere strade diverse… quali passi indietro?

* Come vivere insieme le originalità o le intuizioni, soprattutto su novità che vengono dalle più giovani?

* Cosa può significare la pazienza del cercarci e magari anche di riconoscere di non saper neppure dove cercare?

 

- Nazareth: Dio tra le pieghe del “banale” e del “tempi lunghi”.

Un tempo lungo di cui non sappiamo nulla se non che “cresceva, in età e grazia davanti a Dio e agli uomini” Luca 2,52

L’autore raccoglie così un tempo lento di anni di cui non sappiamo nulla. Crescere: ogni tempo anche quello di cui non sappiamo nulla è tempo di crescita, è cammino davanti a Dio e agli uomini. Un bel modo di pensare quei tempi che ci sembrano insignificanti o lunghi o sconosciuti. Si sta comunque davanti a Dio in cammino e anche davanti ai fratelli; anche quelli che non hanno nome e volto, ma che semplicemente costruiscono le ordinarie esistenze. Nazaret è imparare a stare e a vivere in questo tempo apparentemente insignificante e inutile, imparare a ricordarci che ogni cosa è crescita di vita davanti a Dio e ai fratelli soprattutto quella che non apparirà mai. Quante vite, la maggior parte delle vite degli uomini, sono in fondo così nascoste e apparentemente banali, nascoste, insignificanti.

Forse l’idea di vivere “davanti a Dio” e “agli uomini” richiama quel gesto del silenzio orante tipico dell’adorazione che vale nei confronti di Dio e dei fratelli. Pensare la vita prima di tutto come questo stare davanti a Dio e ai fratelli.

 

- Nazareth è saper stare e saper partire.

Nazareth non è tutta la vita di Gesù se pur la parte più lunga. Più lunga, ma data quasi per scontata se l’accento sta sul dopo quella vita. Per questo mi sembra buono concludere con due piste di riflessione che ne raccolgono il valore perché non sia rinchiuso in quel tempo.

- Nazareth prepara a partenze, non trattiene.

Il tratto della partenza è il battesimo da Giovanni: conversione e perdono dei peccati. Nazaret prepara a una vita così che esprimerà il tratto del Padre: riconosce e ama. Per il vangelo il tempo di Nazaret non è fine a se stesso, ma per la partenza di Gesù. Se non ci fosse quella partenza, non ci saremmo neanche noi come discepoli. Preparare partenze non è mai facile, ma forse l’orizzonte mai perso perché quel tempo avesse un significato. Non è propedeutico a se stesso, ha un senso in sé, perché permette partenze e non le impedisce. Deve poter prevedere e preparare la verità di un distacco, distacco possibile e vivibile se il vissuto resta come “tesoro”. Si può partire perché portati dal vissuto, altrimenti risulterebbe una fuga. Il tesoro vissuto permette invece ripartenze segnate dell’esperienza appena conclusa. (Gesù amato e riconosciuto in casa vive la stessa cosa nel cominciare la vita pubblica dopo il battesimo)

- Quanto Gesù ricrea Nazareth nella sua vita? Anche la vita che Gesù sceglie quando lascia Nazaret ha i segni di quel vissuto non perché ricopia quel momento e quella casa, ma perché riprende gli aspetti fondamentali che poi diventano importanti per quel tempo di vita pubblica in cui il tema dell’annuncio diventa la sua vita.

Sceglie una casa anche nel suo peregrinare (andò a vivere a Cafarnao); sceglie vita comune; sceglie di condividere il potere; sceglie l’attenzione al povero; retto dalla fede in Dio che là ha respirato e vissuto. La sua vita continua ad essere “davanti a Dio” e “agli uomini”. Quasi che anche quell’ultima parte di vita di Gesù in fondo rimane segnata dalla vita di Nazaret. Tutta quella parte di vita “attiva” non deve perdere quello stile anche quando è esposta e riconosciuta perché “pubblica”.

* Cosa può significare vivere la casa perché partenze siano possibili?

* Come essere attenti che la parte “pubblica” della nostra vita non perda le caratteristiche della vita di Nazaret?

* Come rendere forma ordinaria l’evangelizzazione nello stile di quel tempo di Nazaret?